Ah queste domeniche urbinati...
Domenica di riposo, ozio o cazzeggio che dir si voglia, in fondo dipende dal punto di vista. E' sempre quella vecchia storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Pieno di nebbia, di foschia, di quella malinconia innata che avvolge le giornate degli studenti, dei lavoratori, di tutti coloro che come me si ritrovano lì a pensare ogni secondo senza rendersi nemmeno conto a cosa. Questa città ha sempre quel qualcosa di strano. Strano per sensazioni, per rapporti, strano forse per l'innumerevole numero di storie che si creano, si ingrandiscono e poi svaniscono di colpo, una dopo l'altra, senza sensazioni. Storie di amicizie, di amori e di scappatelle, storie di studio e di impegni, storie di vita e di prospettive. Storie da universitari, da tutti coloro che in effetti non riescono davvero a capire che prima o poi bisognerà davvero decidersi a crescere.
Bisognerà decidersi a lasciare quella giovinezza, quella spensieratezza, quella sensazione che ci rende immuni da tutte le preoccupazioni, da tutti i pensieri di conseguenze e possibili risvolti. Accade, accade a tutti, accade con il sorriso, con il terrore, con la gioia e con la follia. Accade perchè è inevitabile, accade perchè senza rendercene conto lo vogliamo anche noi, mentre pian piano ci saturiamo di sensazioni, di umori e di domeniche urbinati.
C'è chi combatte, c'è chi si lascia andare, c'è chi cavalca la nuova onda e chi si lascia trascinare sul fondo, combattendo fino all'ultimo e restando senza forze proprio nel momento in cui bisognerebbe nuotare fino a riva. Ma in un modo o nell'altro sono tutti li.
Un gruppone il nostro... Dieci, venti, forse trenta persone immerse nella ragnatela di relazioni che rende urbino quel calderone che ci piace tanto. Decine di menti, di storie e di rapporti che si intersecano con le mille sfumatore che rende ognuno unico.
Unico, differente, eppure siam tutti li. Siamo tutti lì a soffrire, a giorire, a sorprenderci di un qualcosa che non riusciamo a spiegare, di un processo che ci è nuovo e che ci rende inquieti, lunatici, innamorati della vita così come follemente incazzati verso ciò che la vita ci sta dando. Incastrati in questa sensazione strana, strana così come diceva il vecchio Vincent... tutto ciò che ancora non conosciamo.
Tutti li. Pensierosi in una domenica urbinate.