Oggi è giovedì, 30 aprile 2009 | musica, mondo, live, concerto, stand by me, street artist, artista di strada
Grazie infinite a Luca De Biase per questo video, semplicemente fantastico.

Ho sempre adorato incontrare un artista di strada che mentre cammino sa strapparmi un sorriso con la sua musica.. Bè questo è un vero e proprio concerto di strada con personaggi impareggiabili, all'opera con una versione di Stand By Me... letteralmente da tutto il mondo.

Per me sono stati cinque minuti di sorrisi.

Enjoy.


Playing For Change | Song Around The World "Stand By Me"
from Concord Music Group on Vimeo
Regolo @ 15:13 | commenti (popup) | commenti
Apprendo grazie al BernyBlog , frutto del sempre schietto e interessante Bernardo Parrella (che vi segnalo qui ), di un articolo del New York Times da cui mi sento direttamente chiamato in causa, visto il percorso di analisi ed approfondimento che sto portando avanti da un pò di tempo a questa parte. L'articolo racconta di come il sogno di ogni Web Activist, ossia quel villaggio globale unito nella rete attraverso il web sociale "che lascia pagare i conti alla pubblicità" si stia scontrando con dinamiche commerciali e di consumo di banda sino ad ora largamente sottovalutate.

Come ho già avuto modo di argomentare, negli ultimi anni si è andata sviluppando nei paesi in via di sviluppo un'audience di dimensioni notevoli, molto preparata tecnicamente e che ha fatto propri gli strumenti del Social Web producendosi in contenuti, progetti ed attività di vario genere. L'articolo sottolinea come questa audience sfrutti notevolmente i contenuti mediali disponibili sulla rete, obbligando le grandi major del photo-sharing o della riproduzione video a grandi investimenti per acquisire maggiore banda in paesi in cui il costo della stessa è notevolmente alto. A peggiorare le cose emerge il disinteresse delle grandi agenzie pubblicitarie per quasi la metà dell'utenza proveniente da tali paesi, utenza potenzialmente molto attiva sul web ma che avendo un basso reddito non rientra in target commerciali utili.
Conseguenza? Come riporta lo stesso articolo, un portale video come Veoh ha deciso di bloccare le utenze provenienti da Asia, Africa, Sud America ed Europa dell'Est. Allo stesso tempo pare che lo stesso YouTube (sostenuto come sappiamo da padre Google in persona) ed il gigante Facebook abbiano difficoltà a soddisfare le necessità di banda sempre maggiori dei paesi non occidentali, gettando una luce non troppo positiva sul futuro delle utenze del sud del mondo
su questi canali.

E' evidente che è difficile credere ancora in una prospettiva di villaggio globale, di unificazione e di utopica partecipazione mondiale al sapere ed alla big conversation così come alcuni anni fa si usava sperare per il nostro futuro. Oltre a questa dinamica commerciale, io stesso notavo da tempo come per quanto "world wide" il web ha sempre mantenuto una netta divisione di collegamenti e rapporti conversazionali, limitando la maggior parte della componente collegiale a contesti fortemente localistici che solo alcuni esploratori saltuari o un servizio unico come Global Voices riescono a superare con costanza. Quotando lo stesso Bernardo "Imitando al meglio (anzi, al peggio) il mondo reale, la Rete si fa piuttosto sempre più divisa, nazionalista, classista". 

Ma propio Parrella solleva dubbi sul potenziale di sviluppo e crescita dell'utenza nei paesi del terzo mondo, come se il grande sogno della conoscenza globale si sia definitivamente infranto contro le dinamiche commerciali. Personalmente sono convinto che sia fondamentale credere nel potenziale attivo che il Web Sociale sta esprimendo e continuerà ad esprimere in questi paesi. Per molti utenti del terzo mondo infatti, l'uso di Web-tool sociali e la partecipazione attiva online spesso non sono vezzi da tempo libero, ma un tentativo di utilizzare e sfruttare le tecnologie per superare limitazioni censorie, barriere culturali e limitazioni socio-razziali che in troppi contesti ancora limitano le libertà umane in base a etnie, genere, preferenze politiche o sessuali (come argomentavo in altri post, emblematici gli ultimi casi in Egitto e Moldavia ). Tale tendenza e necessità si è sviluppata nel tempo in una capacità tecnica che ha già iniziato ad auto-organizzarsi autonomamente per creare canali autonomi di diffusione informazioni (ad esempio il portale di blogging africano o il servizio stile youtube di video sharing del Kazakhstan ), e sostenuta dalla forte spinta nella lotta per i propri diritti non credo sia destinata a scemare.

E' si possibile che assisteremo in alcuni paesi a fenomeni di contrazione dell'onda esponenziale che da sempre caratterizza la crescita del web, soprattutto se altre aziende come Veoh sceglieranno di intraprendere azioni drastiche pur di salvare i propri introiti. Però credo che il percorso di accesso e di produzione contenuti di questi paesi continuerà inesorabilmente ad avanzare. Le difficoltà economiche relative agli interessi pubblicitari potrebbero limitare l'offerta delle grandi major del web ma, ad esempio, come suggerisce lo stesso articolo del NYT, è possibile che venga considerata la possibilità di diminuire la qualità dei contenuti fruibili per limitare la banda (ed i costi) senza dover escludere drasticamente gli utenti. Parallelamente, la crescita economica che sta caratterizzando molti paesi in via di sviluppo, la notevole preparazione tecnica degli utenti e la diminuzione dei costi necessari per sostenere servizi web su larga scala credo che favoriranno sempre più la nascita di "servizi nativi" che sosterranno la presenza online degli utenti del Sud del Mondo.

Non è poi da sottovalutare la qualità degli UGC provenienti da questi paesi che cresce di giorno in giorno, proponendosi sempre più come fonte di contenuti fruibili anche dall'utenza occidentale (se non lo conoscete ad esempio date un'occhiata a questo video Iraniano - ironicamente proprio su Veoh - un vero e proprio documentario animato che racconta la realtà di blogging del paese); parallelamente cresce la qualità delle tematiche affrontate nelle varie conversazioni, discussioni su temi molto sensibili per contrasti culturali e religiosi hanno sempre più spesso luogo - in lingua inglese - coinvolgendo cittadini di tutto il mondo (emblematico il caso del Muslimah Media watch).

Credo che sia importante rilanciare il più possibile questi contenuti. Il Web è per eccellenza il luogo da cui i semplici cittadini, se sensibilizzati alla questione, possono non poco influire sulle scelte commerciali dei grandi servizi, agendo sull'agenda delle conversazioni online e, ipoteticamente - ma questa è una vecchia questione - indirettamente sull'agenda setting dei media tradizionali.

Ma soprattuto ritengo che le possibilità e gli elementi concreti per credere in una comunione globale di contenuti non solo sono tutt'ora obbiettivi credibili e tutt'altro che utopici, ma che siano tutti qui, perfettamente disponibili e sfruttabili. Inoltre è necessario accendere i riflettori per evitare che tra silenzio ed indifferenza generale un'azienda come Veoh possa decidere di agire senza alcuna considerazione per l'utenza - aprendo la strada a simili strategie da parte di altri attori del Web Sociale. E' importante mantenere alta l'attenzione su queste realtà e cercare il più possibile di supportare servizi come GV, nonchè, in futuro, lavorare nel costruire altri esempi di ponte con queste audiences non occidentali creando elementi di interesse reciproco che abbiano una reale funzione di bridging.
Regolo @ 00:33 | commenti (popup) | commenti
Oggi è mercoledì, 29 aprile 2009 | web , video, web 20, video pazzeschi, ugc

Mi associo al commento lapidario e stupefatto di Vita Digitale... bellissimo :)

 
Noteboek from Evelien Lohbeck on Vimeo.

 

Ormai il web offre contenuti prodotti dagli utenti anche molto elaborati e di piacevolissima fattura... come ad esempio anche il recente "how to make a baby", che è davvero carino. Se vi interessano i "video pazzeschi", come li chiama Montemagno, la migliore fonte è proprio il suo Reporter Diffuso, qui ad esempio una selezione della top 20.

Regolo @ 12:52 | commenti (popup) | commenti
Nelle ultime ore si è iniziato a parlare con più insistenza delle imminenti elezioni amministrative abruzzesi.
Il rinvio della tornata elettorale nell'aquilano è stato non solo necessario ma imprescindibile, vista la condizione in cui si trovano i cittadini, le strutture pubbliche e le infrastrutture nel territorio più colpito dal sisma.

Per ora però, pare che le elezioni si svolgeranno in modo del tutto regolare nelle altre provincie e comuni abruzzesi; per ora assistiamo al consueto e sempre maggiore rincorrersi di dichiarazioni e prese di posizione più o meno disinteressate  da parte dell'uno o l'altro intervistato.

A me questa storia pare davvero incredibile.
Oltre ai comuni dell'aquilano, è infatti tutta la regione ad essere in vera emergenza. In primo luogo per i diretti danni del sisma, dato che la mappa dei danni con edifici inagibili, strade danneggiate e strutture a rischio è ampissima e coinvolge ormai tutta la regione. Ancor più sono i disagi dovuti al nutrito numero di aquilani ospiti della costa. Come spiegavo citando il caso del mio piccolo comune infatti, lungo tutta la costa abruzzese sono ormai migliaia gli aquilani ospiti in appartamenti privati, alberghi, residence e campeggi, con conseguenti effetti ad esempio sulla viabilità o sulle strutture sanitarie, senza contare la massiccia mobilitazione di tutti i cittadini per supportare queste persone con beni di prima necessità così con tutti quei piccoli aiuti che fanno la differenza tra vivere la normalità della propria casa e dei propri beni e il sentirsi abbandonati a se stessi.

Ancor più importante è l'attenzione che le forze politiche ed istituzionali stanno dedicando all'emergenza, tentando di gestire le necessità di chi chiede asilo nel proprio comune nonchè verificando o ristabilendo (ove possibile) agibilità e sicurezza di tutte le strutture pubbliche interessate dal terremoto (non ultime scuole ed asili, in alcuni paesi ancora chiusi dal giorno della scossa).

Com'è possibile ipotizzare che in questa situazione un'intera regione debba mobilitarsi per una campagna elettorale dispendiosa di energie e risorse? Come possono le forze politiche mantenere alta l'attenzione sulle centinaia di questioni aperte dovendo buttarsi in una campagna elettorale che a livello comunale si combatte a caccia dell'ultimo voto, porta a porta, non solo sui media? Ma ancor di più, mi chiedo come si possa far affrontare ai cittadini una campagna elettorale che naturalmente scadrà in una strumentalizzazione dell'emergenza, verso una situazione paradossale in cui in un momento in cui ci vorrebbero solo coesione e comunione d'intenti si dovrà lavorare sulle divisioni pur di convincere l'ultimo vecchietto di quanto il candidato X sia più fico del candidato Y.

Mah. Io semplicemente non capisco.
Regolo @ 02:24 | commenti (popup) | commenti
Oggi è venerdì, 17 aprile 2009 | abruzzo, tendopoli, aquila, costa, teramo, terremoto, anpas, a14 , assergi, aquila est
Ho sempre considerato l'A24 come la mia autostrada di famiglia. Avendo origini romane e vivendo sulla costa abruzzese, i viaggi Roma-Teramo sono sempre stati una costante.

Mi raccontano che la prima volta che percorsi l'autostrada avevo 10 giorni. Mi raccontano che durante il viaggio percorso in braccio a mia madre feci un piccolo rigurgito e che mia sorella più grande, schifata a quella vista, si unì con passione all'evento. Risultato, metà del viaggio con un odore nauseabondo sui sedili e mio padre che diceva parolacce.

E' una storia che ho sentito decine di volte, abituandomi fin da piccolo a parlare e percorrere l'autostrada. Con la sua uscita al santuario di S.Gabriele, la sua valle del salto, il suo lungo viadotto prima del Gran Sasso con la cascata dalla roccia che appare solo quando piove, la sua galleria di 10 km con i mille racconti degli esperimenti fatti nel laboratorio a cui si accede solo da lì sotto. Immagini familiari che cerco e ritrovo da sempre, con la stessa naturalità con cui si può andare al proprio bar o a trovare un amico vicino casa.

3424270377_4738365e31Oggi ho percorso ancora una volta quella strada, tragitto andata ritorno per Roma tutto in giornata, così come ho fatto molto spesso; ma questa volta le emozioni sono state diverse dal solito.

Quando ci si avvicina al Gran Sasso l'impressione è sempre stata imponente, con la sua gigantesca parete rocciosa e i monti della laga che si estendono sul fianco; ti senti proprio piccolo lì davanti. Ma oggi l'unico pensiero era che quell'enorme serie di rocce, picchi e pendii pare si sia alzato di 30 cm, in blocco.
Decine di migliaia di tonnellate di roccia che iniziano a tremare e si muovono verso l'alto, di colpo. La sensazione di rispetto che da sempre prova chi passa per quel tratto diventa in un attimo semplice consapevolezza di totale impotenza.

Lo sanno purtroppo bene quelli che vivono al cospetto di quella montagna. Poco dopo il traforo, appaiono già le prime macchie blu delle tendopoli ad Assergi, piccolo paese alle pendici del monte subito prima dell'Aquila. Tende e punti di raccolta, tetti diroccati e decine di centimetri di dislivelli sul manto stradale, riparati in fretta ma ben evidenti a testimonianza del sollevamento di alcuni ponti e viadotti. Persino il piccolo autogrill dell'Aquila Est non è stato risparmiato,il caffè va bevuto in un tendone montato accanto alla struttura, evidentemente danneggiata seppur piccolissima e ad un solo piano. Subito dietro, appena oltre la rete, una tendopoli della Protezione Civile con alcuni degli aquilani rimasti a vivere un difficile quotidiano.

Ma la sensazione di profonda difficoltà è ormai un qualcosa di comune in tutto l'Abruzzo. I danni alle infrastrutture sono diffusi su 4 provincie, dai monti alla costa attraversando piccoli centri e strutture storiche. Ormai sono migliaia gli aquilani che vivono qui sul mare, in appartamenti messi a disposizione dalla popolazione e soprattutto in Hotel e Residence. Solo nel mio piccolo centro di 5000 abitanti in provincia di Teramo, si parla di oltre 900 persone, persone a cui manca spesso tutto, dal vestiario alle calzature, ai prodotti per l'igiene a qualsiasi comodità rimasta sepolta in quel che resta della loro casa.

La mia piccola associazione di volontariato, una Croce Verde Anpas, è ormai come centinaia in tutto l'abruzzo un vero centro di smistamento che tenta di distribuire il più possibile i beni a disposizione o organizzare visite mediche e specialistiche per riportare le cose ad un minimo di normalità. Si parla di riprendere terapie interrotte, di fare visite oculistiche e rifare degli occhiali perduti sotto le macerie, oppure semplicemente di avere un supporto in una situazione che metterebbe alla prova i più forti e sicuri di se.

E con l'A24 ferita e le strade intasate, i mezzi di soccorso ormai più comuni che i bus di linea, la diaspora di Aquilani costretti a spostarsi e vivere per tutta la regione, qualche scossetta ogni tanto è comunque lì a solleticare, quasi per non far scordare che il terremoto non solo è ancora qui tra noi, ma per alcuni non se ne andrà davvero a lungo... forse mai.

[photo credit: maxdifermo]
Regolo @ 00:08 | commenti (popup) | commenti
Oggi è mercoledì, 15 aprile 2009 | problemi, asus, 199 , servizio clienti, notebook f3sr, asusit, gestione clienti
Sarà che sono io ad essere sfortunato con i servizi clienti, ma l'inadeguatezza di alcune aziende a volte sfiora l'incredibile.

Circa un anno fa ho acquistato (mio malgrado) un Notebook ASUS serie F3Sr, e i problemi sono iniziati quasi subito. A distanza di 12 mesi il computer è quasi inservibile, si surriscalda in continuazione arrivando spesso allo spegnimento automatico e la scheda grafica è in evidente punto di morte tra sfarfallii, sparizione delle immagini ed errori diffusi tra i pixel delle minime sfumature d'immagine.

Ne parlavo ieri su FF, speravo di poter risolvere tramite MediaWorld (il centro dove ho effettuato l'acquisto) per non dover spendere giorni e giorni dietro al servizio clienti. Risultato? Naturalmente non è possibile far nulla tramite il rivenditore e devo per forza contattare il produttore. Con un indirizzo email? Naturalmente no, tramite un numero di telefono 199.

Peccato che in una giornata di tentativi la chiamata cade ogni singola volta (subito dopo l'annuncio del prezzo della telefonata) impedendo qualsiasi contatto. Ma ancora più divertente, questa mattina la chiamata è andata a buon fine verso le 8.45 giusto in tempo per sentire un disco che annuncia l'apertura degli uffici alle nove. Dopo l'attesa, dalle nove il numero è di nuovo impossibile da contattare, cadendo ad ogni singolo tentativo.
Se volete divertirvi a provare, il numero è 199400059.

Sconfortato ho cercato un indirizzo email sul sito dell'Asus, trovando solo lo standard info@asus.it (espressamente solo per informazioni PRE-vendita, non ne esiste uno specifico di supporto); ora sono in attesa dopo aver mandato una mail chiedendo spiegazioni.
Secondo voi avrò risposta? Sono proprio curioso, vi farò sapere.

Update:  15/04 ore 22.00
Dopo 36 ore di tentativi sono finalmente riuscito a contattare l'azienda e ad avviare le procedure di assistenza (lunghe e farraginose, peraltro).
Regolo @ 10:18 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
Oggi è lunedì, 13 aprile 2009 | abruzzo, aquila, teramo, terremoto, villa rosa
Sono tornato in Abruzzo.

Io abito sulla costa, in provincia di Teramo vicino al confine con le Marche, piuttosto lontani dalla realtà del terremoto. Ma guardandosi intorno l'emergenza traspare molto più di quanto avrei immaginato.

Prima di tutto dal punto di vista umano. Il mio paese (Villa Rosa) ospita come tanti altri centinaia e centinaia di Aquilani. Persone che hanno perso tutto, alcuni ancora solo e unicamente con il proprio pigiama, ancora così da quella notte. I più fortunati sono potuti rientrare in una propria casa estiva (sono in molti da queste parti ad avere un appartamentino da usare per il periodo caldo), appartamento che di colpo è tutto ciò che ti rimane. Molti altri sono ospiti di residence, hotel o appartamenti messi a disposizione dai proprietari.

Molte le auto targate  AQ che girano per le strade, ovunque iniziative della caritas e delle varie associazioni che distribuiscono vestiario, generi alimentari, prodotti per l'igiene e tutto ciò di cui le persone possono avere bisogno. Ho anche visto persone suonare ad appartamenti con prodotti freschi da regalare, abbracci e sostegno disinteressato.

Perchè qui le persone hanno condiviso il terrore del terremoto, consapevoli di essere solo più fortunati ad avere ancora tutto. Le scosse più forti sono state molto intense fin sulla costa, ancor più man mano che si sale per le valli che circondano la zona. Ho saputo che lo scorso Lunedi, dopo la scossa principale, si era diffusa la notizia che la Protezione civile avesse annunciato un terremoto distruttivo per il pomeriggio nella provincia teramana, tanto che le piazze di molti centri erano piene di persone in attesa; mi racconta un amico medico che persino all'ospedale di Teramo senza alcuna comunicazione ufficiale alcuni pazienti si siano avviati verso l'esterno con la flebo al braccio convinti del disastro imminente.

A distanza di una settimana e dopo le varie scosse (molte percepite più che distintamente anche qui) si sentono liste di danni e di case danneggiate per tutta la provincia, e i giornali riportano di chiese, monumenti e palazzi storici (di cui l'Abruzzo è pieno) totalmente o parzialmente inagibili.

L'impressione è davvero quella di una regione intera messa in ginocchio dal sisma. Ma è anche forte la sensazione di una partecipazione popolare senza precedenti, in cui tutti per quel che possono prendono per mano chi è rimasto indietro e continuano ad andare avanti.
E la partecipazione dell'Italia a questa tragedia si sente, si sente forte. Dai racconti degli angeli accorsi nell'Aquilano alle quantità di prodotti che arrivano tramite i vari canali umanitari.

L'importante è non spegnere i riflettori. Non ora. Non ancora, perchè queste persone hanno davvero bisogno.
Regolo @ 10:06 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
Oggi è mercoledì, 08 aprile 2009 | bruno vespa, concretezza, terremoto, share, porta a porta, buon giornalismo
In questi giorni si vede molto giornalismo di cattivo gusto. Quello eccessivo, che spinge con il coltello nelle ferite della gente per spremere un pò di share in più. Ma in queste ore c'è un bisogno fondamentale di buon giornalismo. Mi riferisco ad un tipo servizio che deve essere in grado di mantenersi celere sulle notizie, tenere aggiornati sulle ultime ore, ma soprattutto affrontare concretamente le tematiche con tatto e precisione, per tirarne fuori il meglio, al più presto. Perchè il potere aggiuntivo di un media è poter contattare i canali ufficiali, coordinare le iniziative e poter aiutare la gente tentando di risolvere almeno un aspetto di una situazione che sembra ogni ora più spaventosa.

Stasera io ho visto buon giornalismo per larghi tratti di porta a porta. Cosa strana e inaspettata se volete, ma forse con la forza dell'emozione (ancor più dato che Vespa è proprio aquilano) gli interventi sono stati molto precisi e ben moderati. Molta abilità nella spinosa questione di confronto tra comunità scientifica e Giuliani, reo di aver proposto risultati rivoluzionari nella previsione dei terremoti senza seguire i canali ufficiali (riuscendo a far incontrare direttamente le parti impegnandole per un futuro confronto). Stessa attenzione nel delicato ambito del rispetto delle leggi antisismiche e di sicurezza delle strutture pubbliche italiane. Mi è piaciuta l'attenzione nel gestire gli interventi così come la durezza e la precisione con cui si attaccavano gli intervenuti spingendoli a prese di posizioni precise ed impegni concreti.

Ce ne vorrebbe di più di questa concretezza, sarebbe davvero utile.
Regolo @ 01:44 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
Oggi è martedì, 07 aprile 2009 | aquila, tg1 , terremoto, share, audience, sciacallaggio

Sono già in molti a inveire contro il tg1 per queste immagini.



Tra questo esempio e i vari casi di giornalismo "porcata" come quello già segnalato di corriere.it, sciacallaggio mi sembra quasi un complimento.

Ma nessuno vi ha mai insegnato a starvene zitti? E smettetela.

UPDATE 9/04:

Immagine

 Questa è la risposta gentile e comprensiva pubblicata dal Tg nell'Home Page. Che dire, più che come scuse suonano più come un "non rompete le palle facciamo come vogliamo". Tanto difficile dire "ci scusiamo del nostro comportamento?" Non servirebbe neppure dire espressamente che era un atteggiamento schifoso o da sciacalli, quello verrebbe sottointeso. Ma almeno due scuse invece che un lapidario "il messaggio è stato recepito" sarebbero un buon segnale.. ma evidentemente non è una priorità per un servizio pubblico.

UPDATE 10/04

Per ora il massimo di scuse che si è riusciti ad ottenere è un messaggio privato mandato a Fabio. Già, pare che scusarsi pubblicamente sarebbe troppo deleterio dell'immagine, meglio far finta di nulla.

Regolo @ 22:19 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
Oggi è lunedì, 06 aprile 2009 | corriere foto cina aquila abruzz

Non so perchè ma questo pezzo che ho appena trovato nell'enorme buzz di queste ore mi fa davvero innervosire..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



Senza contare che come faceva notare tale Cordio sul ManteBlog, le immagini che in modo così "innovativo" sono state pubblicate in homepage a mo' di slideshow... sono titolate “foto_PASTIGLIONE1.jpg… 2, 3…”

Mah. Solo l'ennesimo esempio di un disgustoso cattivo gusto.

Update 7/04: Pare che sia tutto frutto di uno scherzo di un utente. Come molti non condivido appieno l'abitudine degli old media di chiedere foto agli utenti. Ciò non toglie che fare uno scherzo di questo genere speculando sulla tragedia faccia davvero schifo.

Gli autori di questo grandioso gesto dicono di averlo fatto perchè "siamo stronzi". Sono d'accordo, siete proprio stronzi, e anche un pò idioti, tanto vi piace così.

Regolo @ 18:37 | commenti (1)(popup) | commenti (1)