Oggi è martedì, 30 giugno 2009 | iran, panta rei, notte rosa, modernity 20, danah boyde
Di nuovo giorni frenetici.

In Iran continua la situazione di caos totale, nonostante il regime sta riuscendo a sopprimere qualsiasi spinta organizzativa del movimento, alcuni già vedono l'inizio della fine. Per continuare a seguire la situazione, sempre questi link, alcuni interessanti articoli in più qui.

Io cerco di seguire gli avvenimenti il più possibile, preso però da una tabella di marcia alquanto intensa. Ora sono in Abruzzo, tra poco partenza per Roma, mercoledì mattina Fiumicino per andare a prendere la grande danah boyde e portarla direttamente ad Urbino, dove è già iniziato Modernity 2.0. Bellissimo, per quanto assurdo, questo video di introduzione alla conferenza:





E dato che naturalmente non mi piace fermarmi subito, sabato sera sarò probabilmente alla folle Notte Rosa romagnola. Siete in zona? Ci si vede lì.

Ah, il 7 luglio sarò poi a Londra, ma questa è un'altra storia ;).

Panta rei, diceva il buon vecchio Eraclito. Chi siamo noi per dargli torto?
Regolo @ 11:42 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
Oggi è venerdì, 19 giugno 2009 | iran, twitter word cloud
Nel flusso continuo dall'Iran, alcuni contenuti sono molto ben fatti, come questa Twitter Word Cloud creata da Jeff Clark, visualizzabile anche in visione interattiva e navigabile qui. [Fonte: TheDailyDish]

twitter word cloud
Nel frattempo la situazione nel paese pare che sia ad un punto di svolta potenzialmente critico, dopo il discorso di Mousavi e le prese di posizione molto dure di Khamenei nel suo sermone di oggi. Molti dall'Iran raccontano in queste ore di una fortssima tensione e di molta paura per le proteste di domani.

Speriamo bene.

Per seguire gli avvenimenti: Iran Twazzup, BBC, The Daily Dish, Revolutionary Road, Juan Cole, Robert Fisk, Iranian-American Association.
Regolo @ 22:08 | commenti (popup) | commenti
Oggi è venerdì, 19 giugno 2009 | web , iran, intervista, cambiare il mondo, antonio sofi, apogeonline, quinta di copertina
apogeonlineHo avuto il privilegio di essere intervistato da Antonio Sofi per la puntata di questa settimana di Quinta di Copertina, podcast settimanale della rivista Apogeonline.

L'iran e il Web che cambia il mondo

La conversazione è ruotata attorno ai fatti di questi giorni in Iran e al ruolo primario del web, con uno sguardo a twitter, partecipazione, ridondanza e un accenno al potenziale del web partecipativo nei cortocircuiti reali che sto analizzando per il mio percorso di ricerca sul Web nei paesi in via di sviluppo.

Uno pò preso dalla tensione nel trovarmi di fronte ad uno dei massimi esponenti della blogosfera italiana sembra in alcune parti di stare ascoltando solo sinonimi ed avverbi, ma in fondo era la mia prima intervista, me lo perdonerete.
Spero vi piaccia.

Un ringraziamento ad Antonio per l'opportunità.
Regolo @ 21:45 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
Oggi è giovedì, 18 giugno 2009 | web , iran, revolution, twitter, protest, twitter revolution iran protest , partecipation

Gli aggiornamenti dall’Iran continuano ad arrivare in un flusso continuo. Commenti, notizie, rilanci ed accuse, video e foto, il tutto veicolato soprattutto attraverso twitter. Su Iran.Twazzup il valore di riferimento è il TPH, Tweet Per Hour, e la sola hashtag #iranelection non scende mai sotto i 2 - 3 mila, toccando gli oltre 15 mila tweet orari nei momenti più caldi della protesta.

twitterIl valore di Twitter nella partita iraniana è innegabile. Lo stesso leader Mousavi ha esplicitamente chiesto di non chiudere il servizio nell’ormai famoso rinvio su cui è intervenuto lo stesso governo americano.

La nuova parola chiave di queste ore è quindi “Twitter Revolution”, ormai ne parlano anche i giornali parrocchiali. L’espressione non è nuova, bensì coniata lo scorso aprile dalla stampa anglosassone in occasione delle proteste in Moldavia. Giustamente, iniziano ad uscire le prime voci che richiamano alla calma, come ad esempio le analisi di Gaurav Mishra e Mother Jones.

Parlare di Rivoluzione Twitter è in effetti fuorviante. Il potere aggregativo e partecipatorio del microblogging è un potentissimo strumento, ma è soggetto come tutti i canali sociali (e forse più di altri) a fenomeni di ridondanza ed overload che rendono la selezione dei contenuti potenzialmente difficile.

In queste ore, ben più che con la semplice funzione di ricerca di Twitter, è possibile orientarsi con vari canali di selezione (come il pluricitato iran.twazzup, che conta anche una serie di twitterer ufficiali che confermano e rilanciano i contenuti verificati), servizi che permettono di incrociare varie chiavi come Monitter, varie guide all’uso che offrono i nomi di alcuni degli utenti più affidabili per avere conferma delle notizie (come questa di BoingBoing) oltre alle prime versioni della guida alla protesta.

Sono gli stessi utenti che stanno offrendo spunti di selezione che esulano dal meccanismo di flusso indiscriminato di twitter, evidenziando quel potere di autoregolazione che ha reso il web partecipativo la realtà che tutti conosciamo.

Il potere del web non è nei suoi strumenti, ma come per ogni media, nell’uso che se ne fa. La differenza è che un corretto uso degli strumenti 2.0 è in grado di ampliare il potenziale umano dell’audience globale, convogliarne gli intenti e rendere un movimento dal basso un qualcosa di organizzato ed efficiente a livello mondiale. Lo stesso Andrew Sullivan, voce d’eccellenza nel buzz di queste ore, riporta l’importanza di focalizzare l’attenzione sulle persone e sull’uso critico del mezzo.

Quindi Twitter-based revolution semmai, l’importante è non permettere che la tendenza sensazionalista esalti il cinguettio indiscriminato allontanando l’attenzione da ciò che è più importante, ossia che le persone, nel mondo, hanno oggi un modo per organizzarsi e unirsi, superando stereotipi, confini territoriali, sociali e culturali. Vi pare poco?

[Pic filosofiedigitali]

 

Regolo @ 10:57 | commenti (popup) | commenti
Ciò che sta accadendo in Iran è davvero un evento epocale.

Scrive questa mattina Alessandra Farkas, corrispondente del Corriere da Teheran "E' la prima rivoluzione via internet, la guidano le donne e i blog".

Da tempo ormai l'audience 2.0 iraniana ha raggiunto dimensioni e caratteristiche uniche, guidando una tendenza che nei paesi in via di sviluppo sta ormai coinvolgendo milioni di utenti, soprattutto in luoghi come lo stesso Iran dove la libertà di espressione è una vera e propria chimera. Una tendenza che nei soli paesi arabi ha già generato movimenti e proteste dal largo impatto pubblico, come ad esempio nei casi della "Long March" o del "movimento 6 Aprile" in Pakistan ed Egitto.

Ma i fatti di queste queste ore vanno ben oltre. Per la prima volta, oltre ad offrire una piattaforma in grado di superare la censura governativa e di generare una ampia mobilitazione nazionale, il web ha permesso di focalizzare ed integrare nella protesta l'intera audience globale, che ormai da giorni partecipa attivamente commentando gli eventi, rilanciando notizie e diffondendo contenuti mediali (qui un ottimo canale integrato di diverse ashtag, foto, video e news) ma anche mettendo a disposizione proxy validi per superare i blocchi o invitando gli utenti ad hackerare i siti governativi o ad aiutare a mandarli in crash.

Lo scoppio della protesta ha attirato l'attenzione del mondo sul popolo Iraniano, in barba a contrapposizioni est-ovest o guerre di religione e contrasti culturali, dando voce alla volontà di cambiamento di quell'Islam moderato che alcuni ancora sostengano non esista. Il social web sta permettendo di superare, nella comune e condivisibile lotta per l propri diritti, molti stereotipi e generalizzazioni che politica e "deriva cultural-mediatica" hanno imposto negli utlimi anni.

Il messaggio di aiuto è forte, semplice e diretto, e la comunità partecipativa lo sta raccogliendo spontaneamente, riuscendo ad indirizzare ed amplificare anche l'attenzione dei media tradizionali e degli utenti che non utilizzano il Web.

Agenda setting dal basso, comunità globale, bridging interculturale, partecipazione mondiale agli eventi; le possibilità sono enormi e tutte da valutare. Per ora c'è la speranza che da questi tumulti possa effettivamente nascere un Iran migliore per i suoi cittadini.

Ma un tale coinvolgimento attivo, in tempo reale, transazionale ed interculturale è effettivamente possibile.

Il futuro parte dall'Iran.
Regolo @ 11:40 | commenti (popup) | commenti
Oggi è lunedì, 15 giugno 2009 | web , internet, iran, manifestazioni, elezioni, proteste

L’Iran è sull’orlo del baratro, almeno a giudicare dalle immagini e i commenti che arrivano in queste ore. Manifestazioni ovunque, attacchi violentissimi da parte delle forse di sicurezza, minacce più o meno velate al leader Mousavi e ai manifestanti da Ahmadinejad.


Per chi volesse, la rete sta offrendo ogni genere di contenuti live, in particolare su Twitter con la ashtag #iranelection, visualizzabile insieme ad altre parole chiave in un flusso di news, video e commenti su http://iran.twazzup.com/ (la fonte migliore per avere una visione diretta degli avvenimenti). Se volete qui rovate anche una lista di utenti che scrivono direttamente dall’Iran.


Su vari canali è possibile seguire gli eventi più importanti, come sulla pagina di Global Voices e dell’Huffington Post, così come la pagina di BBC News che offre anche collegamenti alle fonti più aggiornate per contenuti multimediali. Vari commentatori offrono una analisi della situazione molto aggiornata, come Juan Cole e lo stesso Robert Fisk che scrive da Teheran raccontando la sua partecipazione alle conferenze stampa e alle manifestazioni.


UPDATE 19:39

Mashable ha pubblicato una utile guida in cui riassume i principali strumenti per seguire e rilanciare gli avvenimenti nel paese.

Regolo @ 15:52 | commenti (popup) | commenti
Oggi è venerdì, 05 giugno 2009 | cairo, speech, barak hussein obama
Durante la campagna elettorale i suoi spot recitavano "Obama offre quel tipo di leadership che si vede una sola volta nel corso della propria vita". Bè, Obama si è presentato al Cairo con la consapevolezza di dover fare un discorso atteso da tutto il mondo ed ha parlato a braccio per 55 minuti. Guerra in Iraq e Afghanistan, questione palestinese, rapporti tra occidente e islamismo, libertà religiose e condizione femminile, rapporti con l'Iran ed integrazione fra tradizione e religione. Praticamente tutti i discorsi evitati dai leader occidentali in visita in medio oriente negli ultimi 10 anni.

Ma soprattutto, ne è uscito con un'ovazione.

Guardatelo, non è qualcosa che si vede tutti i giorni.

 
Regolo @ 11:23 | commenti (4)(popup) | commenti (4)