Oggi è mercoledì, 01 aprile 2009 | blog, mondo, africa, futuro, sud america, asia, web 20, paesi arabi, web partecipativo, cooperazione web
Sono ormai alcuni mesi che porto avanti un percorso di monitoraggio a cui ho accennato lo scorso dicembre con il l'apertura di WebCooperation. Il tumblr rientra, insieme a link su delicious, feed condivisi sul reader e buzz su facebook e friendfeed in un lavoro a cui mi sto dedicando per tentare di avere una visione più completa possibile del web 2.0. Questo percorso, parte integrante della tesi che (dovrei) discutere il prossimo settembre ma prima di tutto parte di un percorso di riflessione che credo mi accompagnerà per molto tempo, è il definire e l'approfondire le dinamiche mondiali del social web.
Il tutto parte dalla convinzione che per comprendere il vero potenziale del Web partecipativo sia necessario spostare l'attenzione verso i paesi in via di sviluppo.
Internet è infatti il network globale per eccellenza, ma la maggiorparte delle conversazioni, dei riferimenti e collegamenti della blogosfera, la maggioranza dei link e delle interazioni sono fortemente limitati territorialmente, se non semplicemente ristretti ad Europa e mondo anglosassone. Ciò che credo non sia sufficientemente sotto l'occhio di tutti è l'emergenza di un'audience fortemente preparata ed abile tecnicamente che utilizza gli strumenti del web partecipativo sfruttandone il vero potere aggregativo e di libera circolazione delle informazioni. Tale audience sta interiorizzando velocemente le dinamiche e le conoscenze tecniche necessarie producendosi in iniziative, copertura di eventi mediatici e partecipazione attiva alle conversazioni online.
Sul web non sono molti i canali con ampia portata che danno voce a queste realtà. Articoli sporadici appaiono sull'uno o sull'altro blog, l'Huffington Post regolarmente scrive tirando in causa la blogosfera mondiale, così come il blog topics del NY Times e varie testate online pubblicano contenuti saltuari che citano l'uno o l'altro evento legato al social web nel mondo.
Il canale primario (e per ora unico nel suo genere) per chi volesse avvicinarsi alle conversazioni di portata mondiale è Global Voices Online, che offre una rete di referenti da paesi mediorentali, africani, asiatici e sudamericani che
mantengono uno sguardo attivo su ciò che accade nel proprio contesto di riferimento. Da GV arrivano quindi la maggiorparte dei resoconti o inchieste sull'argomento (notevoli ad esempio la copertura sulle reazioni alla guerra a Gaza o sugli attacchi a Mumbai - trovate una lista di tutti gli speciali qui, naturalmente tutti aggregati da contenuti di semplci utenti); ma sempre da GV arrivano anche progetti a lungo termine come Rising Voices (dedito alla formazione tecnica di persone interessate ad avvicinarsi al web in contesti difficili) o il recente e bellissimo GV Book Challenge, a cui invito tutti a partecipare perchè rappresenta il perfetto esempio delle potenzialità di confronto culturale del web odierno.
Ma nel mio percorso di raccolta informazioni ciò che ho incontrato più spesso sono notizie sugli stati che sempre più tendono a censurare i siti 2.0, come avviene ad esempio negli Emirati Arabi, in modo molto forte in Bahrain o naturalmente in Cina, dove il blogging è un fenomeno in esplosione. Naturalmente sono anche numerosi i casi di blogger incarcerati in varie parti del mondo; sono ad esempio diverse decine in Iran (che incredibilmente come raccontato in questo bellissimo video è la terza nazione al mondo per numero di blog), tantissimi anche in Egitto, dove però tramite internet stanno anche nascendo movimenti per la libertà molto attivi (uno su tutti il movimento 6 Aprile).
Come detto, il fenomeno partecipativo ha ormai una portata realmente mondiale. Emergono in ogni angolo manifestazioni per premiare il miglior blog, dal sudamerica alle varie iniziative africane (in cui è apparsa anche la prima piattaforma di blogging continentale!), sino al premio per la migliore pagina asiatica; senza contare un award specifico per la blogosfera musulmana (in cui poco tempo fa si è anche festeggiato il primo mondo virtuale solo per praticanti) Il fenomeno prende ancora più forma se si osservano le proposte che arrivano quotidianamente a RisingVoices per la promozione ed il supporto dell'una o l'altra comunità di aspiranti utenti 2.0 in tutto il globo.
Le possibilità e gli spunti da analizzare sono quindi numerosi. Sia per rendersi conto di quanto il gap tecnologico o culturale con le popolazioni mondiali stia ormai implodendo, sia per poter cogliere le opportunità di confronto reale in un vero contesto many to many che una tale realtà potrà offrire nei prossimi anni.
Naturalmente se vi capita tra le mani qualcosa in questo ambito... non esitate a segnalarla, la mia mail è sempre la stessa:
g.tempestiniATgmailDOTcom
Il tutto parte dalla convinzione che per comprendere il vero potenziale del Web partecipativo sia necessario spostare l'attenzione verso i paesi in via di sviluppo. Internet è infatti il network globale per eccellenza, ma la maggiorparte delle conversazioni, dei riferimenti e collegamenti della blogosfera, la maggioranza dei link e delle interazioni sono fortemente limitati territorialmente, se non semplicemente ristretti ad Europa e mondo anglosassone. Ciò che credo non sia sufficientemente sotto l'occhio di tutti è l'emergenza di un'audience fortemente preparata ed abile tecnicamente che utilizza gli strumenti del web partecipativo sfruttandone il vero potere aggregativo e di libera circolazione delle informazioni. Tale audience sta interiorizzando velocemente le dinamiche e le conoscenze tecniche necessarie producendosi in iniziative, copertura di eventi mediatici e partecipazione attiva alle conversazioni online.
Sul web non sono molti i canali con ampia portata che danno voce a queste realtà. Articoli sporadici appaiono sull'uno o sull'altro blog, l'Huffington Post regolarmente scrive tirando in causa la blogosfera mondiale, così come il blog topics del NY Times e varie testate online pubblicano contenuti saltuari che citano l'uno o l'altro evento legato al social web nel mondo.
Il canale primario (e per ora unico nel suo genere) per chi volesse avvicinarsi alle conversazioni di portata mondiale è Global Voices Online, che offre una rete di referenti da paesi mediorentali, africani, asiatici e sudamericani che
mantengono uno sguardo attivo su ciò che accade nel proprio contesto di riferimento. Da GV arrivano quindi la maggiorparte dei resoconti o inchieste sull'argomento (notevoli ad esempio la copertura sulle reazioni alla guerra a Gaza o sugli attacchi a Mumbai - trovate una lista di tutti gli speciali qui, naturalmente tutti aggregati da contenuti di semplci utenti); ma sempre da GV arrivano anche progetti a lungo termine come Rising Voices (dedito alla formazione tecnica di persone interessate ad avvicinarsi al web in contesti difficili) o il recente e bellissimo GV Book Challenge, a cui invito tutti a partecipare perchè rappresenta il perfetto esempio delle potenzialità di confronto culturale del web odierno.Ma nel mio percorso di raccolta informazioni ciò che ho incontrato più spesso sono notizie sugli stati che sempre più tendono a censurare i siti 2.0, come avviene ad esempio negli Emirati Arabi, in modo molto forte in Bahrain o naturalmente in Cina, dove il blogging è un fenomeno in esplosione. Naturalmente sono anche numerosi i casi di blogger incarcerati in varie parti del mondo; sono ad esempio diverse decine in Iran (che incredibilmente come raccontato in questo bellissimo video è la terza nazione al mondo per numero di blog), tantissimi anche in Egitto, dove però tramite internet stanno anche nascendo movimenti per la libertà molto attivi (uno su tutti il movimento 6 Aprile).
Come detto, il fenomeno partecipativo ha ormai una portata realmente mondiale. Emergono in ogni angolo manifestazioni per premiare il miglior blog, dal sudamerica alle varie iniziative africane (in cui è apparsa anche la prima piattaforma di blogging continentale!), sino al premio per la migliore pagina asiatica; senza contare un award specifico per la blogosfera musulmana (in cui poco tempo fa si è anche festeggiato il primo mondo virtuale solo per praticanti) Il fenomeno prende ancora più forma se si osservano le proposte che arrivano quotidianamente a RisingVoices per la promozione ed il supporto dell'una o l'altra comunità di aspiranti utenti 2.0 in tutto il globo.
Le possibilità e gli spunti da analizzare sono quindi numerosi. Sia per rendersi conto di quanto il gap tecnologico o culturale con le popolazioni mondiali stia ormai implodendo, sia per poter cogliere le opportunità di confronto reale in un vero contesto many to many che una tale realtà potrà offrire nei prossimi anni.
Naturalmente se vi capita tra le mani qualcosa in questo ambito... non esitate a segnalarla, la mia mail è sempre la stessa:
g.tempestiniATgmailDOTcom


