Ciò che sta accadendo in Iran è davvero un evento epocale.

Scrive questa mattina Alessandra Farkas, corrispondente del Corriere da Teheran "E' la prima rivoluzione via internet, la guidano le donne e i blog".

Da tempo ormai l'audience 2.0 iraniana ha raggiunto dimensioni e caratteristiche uniche, guidando una tendenza che nei paesi in via di sviluppo sta ormai coinvolgendo milioni di utenti, soprattutto in luoghi come lo stesso Iran dove la libertà di espressione è una vera e propria chimera. Una tendenza che nei soli paesi arabi ha già generato movimenti e proteste dal largo impatto pubblico, come ad esempio nei casi della "Long March" o del "movimento 6 Aprile" in Pakistan ed Egitto.

Ma i fatti di queste queste ore vanno ben oltre. Per la prima volta, oltre ad offrire una piattaforma in grado di superare la censura governativa e di generare una ampia mobilitazione nazionale, il web ha permesso di focalizzare ed integrare nella protesta l'intera audience globale, che ormai da giorni partecipa attivamente commentando gli eventi, rilanciando notizie e diffondendo contenuti mediali (qui un ottimo canale integrato di diverse ashtag, foto, video e news) ma anche mettendo a disposizione proxy validi per superare i blocchi o invitando gli utenti ad hackerare i siti governativi o ad aiutare a mandarli in crash.

Lo scoppio della protesta ha attirato l'attenzione del mondo sul popolo Iraniano, in barba a contrapposizioni est-ovest o guerre di religione e contrasti culturali, dando voce alla volontà di cambiamento di quell'Islam moderato che alcuni ancora sostengano non esista. Il social web sta permettendo di superare, nella comune e condivisibile lotta per l propri diritti, molti stereotipi e generalizzazioni che politica e "deriva cultural-mediatica" hanno imposto negli utlimi anni.

Il messaggio di aiuto è forte, semplice e diretto, e la comunità partecipativa lo sta raccogliendo spontaneamente, riuscendo ad indirizzare ed amplificare anche l'attenzione dei media tradizionali e degli utenti che non utilizzano il Web.

Agenda setting dal basso, comunità globale, bridging interculturale, partecipazione mondiale agli eventi; le possibilità sono enormi e tutte da valutare. Per ora c'è la speranza che da questi tumulti possa effettivamente nascere un Iran migliore per i suoi cittadini.

Ma un tale coinvolgimento attivo, in tempo reale, transazionale ed interculturale è effettivamente possibile.

Il futuro parte dall'Iran.
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