Prima di tutto, ad uso di voi assenti, è stata una settimana stupenda. Il Modernity 2.0 si è sviluppato tra presentazioni e conversazioni innovative e pregiate, creando anche varie occasioni per un po' di quella socialità tannino-based che così spesso genera relazioni utili. Quindi prima di tutto i miei sinceri complimenti a Fabio, Luca e tutto il Larica.
Per quanto riguarda i miei personali interessi ed il mio percorso di ricerca, il convegno è stato fonte di interessantissimi spunti. Di certo, la presenza di danah boyd ha di per se dato molto lustro all'evento. Questa ragazza trentaduenne che si è già guadagnata l'appellativo di guru a suon di papers e di una notevole tesi di laurea ha intrattenuto l'audience del convegno sedendosi a gambe incrociate sulla cattedra e affrontando con semplicità e lucidità dinamiche sociali, social networking e media studies practices, dimostrando in più occasioni informali di sapersi confrontare con argomenti complessi con la stessa precisione e lucidità che la caratterizzano nelle presentazioni ufficiali.
[UPDATE Qui - @25:28 - il servizio del Tg3 nazionale su Modernity 2.0 con intervista a danah boyde]
Ciò che mi ha colpito è che danah non è una fanatica del web, non è una “web enthusiast” alla Scoble. E una geek, una appassionata di tecnologia e dinamiche sociali, ma il suo approccio è disilluso e lucido, focalizzato sul comportamento all'interno del Networked Publics (“spazio virtualizzato generato dalla comunità nell'interazione di pratiche sociali tradizionali, uso di tecnologia e relazioni online”); la sua ricerca prende linfa vitale dall'analisi ground-based delle dinamiche teen nell'uso dei SN negli Stati Uniti, traendone una semplice e razionale rappresentazione delle pratiche sociali a mezzo web.
Ma come ho detto, danah non è un'entusiasta. Vede e comprende il potenziale del web ma ne sottolinea le problematiche e pericoli. Parlando del flusso di twitt seguito alle elezioni iraniane (su cui ha scritto anche un paper), si schiera dal lato di chi vede una impossibilità di ottenere informazioni ampie e complete (la mia opinione qui) parlando, oltre che del pericolo di ridondanza e rumore, anche di una possibile strumentalizzazione del flusso di informazioni da parte di una unica componente politica, quindi dell'impossibilità di una sicura comprensione della situazione iraniana unicamente attraverso twitter. Enorme potenziale, ma forte necessità di un approccio analitico cauto e senza sensazionalismi.
Nell'analisi del fenomeno #iranelection, il convegno ha offerto anche altri spunti utili. In generale, il discorso sull'uso di twitter nel caso iraniano è molto ampio, ed implica una considerazione della storia del paese e delle dinamiche di utilizzo tra i giovani. In questa direzione di analisi si è mossa Sandra Rodriguez, partendo da una analisi dell'influenza del Social Web sull'impegno civile delle nuove generazioni nel contesto canadese. Il lavoro di Sandra, sintetizzato nell'espressione “they inform, they engage, they click forward” vede i giovani non come convinti che il web sia una forza rivoluzionaria, bensi consapevoli della potenzialità informativa dello strumento. La ricerca tenta di affrontare il concetto stesso di “Civic engagement”, considerandolo in funzione del web; il ruolo informativo della rete, per quanto non visto come completo ed autonomo dai mainstream media, viene considerato come elemento fondamentale da tutto il campione nel permettere al cittadino una scelta autonoma della propria strategia di impegno civile. Ossia non è importante cosa si sceglie di fare per la società, l'importante è che si abbia la possibilità di accedere ad una libera informazione e fare la propria scelta autonomamente. Il paper considera quindi il web 2.0 come elemento cardine di un nuovo “impegno civile giovanile”, basato su veloci e dinamiche interconnessioni facilmente interscambiabili (il 'click forward' contrapposto alla creazione di una forte identità condivisa relativamente ad un unico evento). In pratica, la ricerca sottolinea come i giovani tendano a recepire, rilanciare e condividere una grande quantità di input nel tentativo primario di diffondere una “informazione libera”; il modo in cui tale dinamica influisca sulle pratiche globali di circolazione contenuti è però tutto da analizzare. Ma diceva Sandra durante l'intervento “if iranians youths are telling us they are the real eyes on Iran, maybe we should start listening to them”; questa tendenza allo streaming libero di informazioni è segno di una necessità di informazione “dal basso” che caratterizza il nuovo modo di rapportarsi con il mondo, in contesti occidentali così come (se non principalmente) in paesi in via di sviluppo.
Il potenziale dell'impegno civile partecipativo è infatti una questione fortemente attuale. Esempio ulteriore durante il convegno è venuto da Adi Onggoboyo, ricercatore indonesiano che ha presentato un'analisi della blogosfera indonesiana. Il suo paper è stato fortemente centrato su caratteristiche sociocibernetiche, ma la realtà che racconta Adi è interessantissima. Si parla di una blogosfera che ha un enorme ruolo nella quotidiana discussione pubblica del paese, sottolineata dall'annuale incontro di bloggers a cui partecipano 3 ministri del governo o da casi come quello di Prita Mulyasari, blogger incarcerata che ha scatenato un movimento di protesta online e offline, ripercussioni politiche e continuativa attenzione da parte dei mainstream media. Nelle parole di Adi emerge una partecipazione attiva giovanile a mezzo blog che ha una quotidiana influenza sull'agenda setting mainstream, frutto di un contensto indonesiano in cui la media borghesia è principalmente costituita da giovani 30-40 enni che negli ultimi dieci anni hanno partecipato attivamente al dibattito pubblico del paese.
Imparare dall'indonesia quindi? Personalmente, sono fermamente convinto che è necessario imparare dall'uso dei social media nei paesi in via di sviluppo, e lo dico da tempo. La stessa danah ha concluso il suo intervento parlando del contesto indiano e dell'importanza nel prossimo futuro di analizzare le dinamiche di Networked Publics in contesti in cui nonostante l'elevato tasso di povertà il ruolo delle nuove tecnologie sta acquisendo dimensioni fondanti. A proposito dell'india ad esempio, date un'occhiata al lavoro di Gaurav Mishra, della sua copertura delle recenti elezioni indiane e del suo 4Cs Social Media Framework.
Dal mio punto di vista dunque, Modernity 2.0 ha confermato che le dinamiche di networking dei contesti non occidentali sono il vero territorio di analisi del prossimo futuro. ICTD è l'acronima definizione di questo nuovo settore, ossia “Information and Communication Technologies and Development”. Un settore di ricerca che deve tentare di definire le caratteristiche di questa nuova audience partecipativa mondiale, il rapporto con i contesti anglosassoni ed europei e le possibilità di una maggiore integrazione inter-nazionale.
Raccolta dati, analisi e necessità di produzione di canali di bridging quindi.
Shall we do it?


